Carlo V e l’impero sul quale non tramonta mai il sole
Sommario
Un’eredità planetaria
Quando il 24 febbraio del 1500 Carlo d’Asburgo viene al mondo si trova in una situazione veramente singolare. Infatti, per una serie di coincidenze, di intrecci familiari e di parentele, eredita una quantità spropositata di titoli e territori.
Vediamo come:
- Da parte di padre, Filippo d’Asburgo detto il Bello, eredita tutte le terre degli Asburgo in Austria, in Boemia, nella Fiandra e nei Paesi Bassi.
- Da parte della mamma, Giovanna di Aragona e Castiglia, detta Giovanna la Pazza, eredita il titolo di re di Spagna con tutti i territori di Napoli, della Sicilia e della Sardegna, più le immense colonie spagnole in Sudamerica.
Ecco spiegato il motivo per cui sul suo impero non tramonta mai il sole:
perché quando il sole tramonta sui territori in Europa facendo calare la notte, contemporaneamente sorge sui territori dell’impero nel Nuovo Mondo, dando inizio a un nuovo giorno.
E anche per questa ragione che sullo stemma di Carlo V e del suo impero universale, vi è raffigurata l’aquila degli Asburgo che sormonta le colonne d’Ercole, che nella antichità rappresentavano i confini del mondo conosciuto, con sotto il motto in latino Plus ultra, che significa ‘andare oltre i propri limiti’.

Diventare imperatore
Nonostante questo impero mondiale, tutti i territori e i titoli ereditati _ tra questi il più importante è sicuramente quello di re di Spagna _ Carlo d’Asburgo non è ancora ufficialmente imperatore, cioè non ha ancora il titolo del Sacro Romano Impero Germanico. Per ottenerlo, infatti, deve farsi eleggere. Questa è la regola.
A contrastarlo c’è il re di Francia, Francesco I, che ambisce anche lui al titolo imperiale.
Bella contesa: il re di Spagna contro il re di Francia!
Farsi eleggere imperatore, sembra facile. Ma concretamente come si fa?
Intanto diciamo che non sono i cittadini dell’Impero che votano (come succede nelle elezioni al giorno d’oggi), ma sono i principi tedeschi, chiamati anche principi elettori. E poi ci vogliono molti soldi, che servono a comprare i loro voti, una cosa regolarissima per quei tempi.
Alla fine, ha la meglio Carlo, che si fa prestare i soldi da Jacob Fugger, un banchiere ricchissimo soprannominato senza molta fantasia ‘Jacob il ricco’.

La sfida continua
Adesso che Carlo V è il nuovo imperatore, ha bisogno che l’impero e il regno di Spagna siano messi in comunicazione tra di loro. E per questo pensa di impadronirsi del Ducato di Milano, un importante territorio che si trova nel mezzo: un po’ come se fosse un corridoio che collega la cucina alla sala da pranzo e che permette di portare i piatti in tavola senza grossi problemi.
Francesco I però non è d’accordo e vuole a tutti i costi che Carlo V non riesca a conquistare il Ducato di Milano.
Risultato?
Tra i due, dopo la contesa per diventare imperatore, scoppia la guerra!
Prima di iniziare, per la verità, il re di Francia _ che si considera il più grande cavaliere d’Europa _ sfida in un singolo duello l’imperatore, in modo da risolvere la faccenda senza mobilitare gli eserciti.
Carlo V accetta, nonostante sia un uomo più dedito alla religione che alle armi. Tuttavia, gli viene sconsigliato di non affrontare Francesco, che forse non è il miglior cavaliere d’Europa, ma è sicuramente è molto abile nel maneggiare lancia e spada e risolvere la faccenda in una singolar tenzone.
E così non se ne fa niente.
Si va alla guerra!
Non è proprio una guerra, ma una singola battaglia, una delle più importanti della Storia, la Battaglia di Pavia, proprio nel Ducato di Milano.

La Battaglia di Pavia
Ecco che inizia la battaglia! È il 24 febbraio del 1525.
l’esercito imperiale e quello francese si fronteggiano sotto le mura di Pavia.
Ma vediamo quanti soldati e cavalieri sono pronto a combattere in quella gelida e nebbiosa:
L’esercito di Carlo V, comandato dal marchese di Pescara, può contare su:
- Una cavalleria pesante formata da 800 uomini.
- Una cavalleria leggera di 1500 unità.
- 000 fanti, di cui 5000 spagnoli, 3000 italiani e 12.000 temibili Lanzichenecchi provenienti dalla Germania, per un totale di 23.000 uomini, oltre 17 cannoni.
L’esercito francese, al cui comando c’è lo stesso Francesco I (che si considera il miglior cavaliere del mondo), può contare:
- Una formidabile cavalleria pesante, la migliore in tutta Europa, composta da 1200 nobili.
- 2000 cavalieri leggeri.
- 000 fanti, di cui 6000 francesi, 4000 italiani, 5000 tedeschi, 8000 svizzeri, per un totale di 26.200, oltre 53 cannoni.
Insomma, una battaglia che per i numeri dell’esercito francese, vede favorito Francesco I.
Tuttavia, le cose vanno diversamente dal previsto.
Infatti, la scintillante cavalleria francese è diventata un’arma vecchia. Nobile ma vecchia e nulla può fare contro le nuove armi da fuoco. Nell’infuriare della battaglia i cavalieri vengono colpiti dai cannoni, dalle bombarde e dagli archibugi. Spesso vengono circondati dai picchieri svizzeri che li disarcionano da cavallo uncinandoli nelle fessure dell’armatura e quando sono a terra, non riuscendosi a muovere dentro la pesante armatura, sono colpiti dagli archibugieri.
Anche il re di Francia, Francesco I, deve soccombere alle nuove armi da fuoco e alla superiorità della fanteria imperiale.

Epilogo
L’esercito di Carlo V, sotto il comando del marchese di Pescara, ha vinto. Francesco I viene fatto prigioniero e portato in Spagna dove firma il Trattato di Madrid, un accordo con cui rinuncia al Ducato di Milano in cambio della libertà.
Una volta tornato in Francia, però, dice che quel trattato non vale niente e che non intende rispettarlo.
Tuttavia, il vincitore rimane Carlo V che è ancora, e più che mai, sovrano dell’impero sul quale non tramonta mai il sole.
Suggerimento per una gita. A Napoli, al Museo di Capodimonte si possono ammirare i bellissimi arazzi che raccontano la Battaglia di Pavia: https://capodimonte.cultura.gov.it/
Un altro luogo da visitare, il Castello visconteo a Pavia dove c’è una sezione dedicata alla battaglia: https://museicivici.comune.pv.it/site/home/il-castello.html