I primi uomini
Un nome complicato: Australopiteco
Bene! Sappiamo adesso quando inizia la Storia, cioè quando l’uomo comincia a inventare dei segni (le lettere e i numeri) che nel loro insieme formano la scrittura e un sistema per fare i calcoli.
Sappiamo anche che tutto quello che c’è prima lo chiamiamo Preistoria. Ma quello che qui ci interessa è fare la conoscenza, proprio durante la Preistoria, dei primi uomini.
Chi sono? Quando appaiono? E come sono fatti?
Per saperlo dobbiamo tornare indietro di circa 7/5 milioni di anni. Precisamente in Africa, dove incontriamo degli ominidi discendenti dai primati: scimpanzè, gorilla e oranghi.
Circa 4 milioni di anni fa, questi ominidi pelosi alti non più di un metro, si evolvono in un ominide chiamato Australopiteco.
Quali sono le sue caratteristiche principali?
Beh, non ha certamente le capacità manuali che abbiamo noi, ma assume sempre di più la posizione eretta, che gli permette di usare più facilmente le mani: prende pietre e bastoni con le quali fa diverse cose, come andare a caccia e difendersi dall’attacco di qualche smilodonte. In questo caso, per la verità, senza molte possibilità di sopravvivenza.
Le prime ossa di una femmina di Australopiteco vengono scoperte in Africa nel 1974 e siccome gli studiosi, nel riportarne alla luce i resti, stanno ascoltando una canzone dei Beatles che ha protagonista una certa Lucy, al fossile della piccola Australopiteca viene dato proprio il nome, indovinate un po’, di Lucy.

Abile e in piedi: Homo habilis e Homo erectus
Passa un milione di anni, circa, e l’Australopiteco cede il posto ad un altro ominide, ma con un cervello più grande e delle mani un po’ diverse.
Che vuol dire mani un po’ diverse?
Vuol dire che hanno il pollice opponibile, cioè che può facilmente toccare le altre dita della stessa mano. Provate!
Ciò permette a questo ominide una maggiore abilità nel fare le cose manuali: afferrare, manipolare, costruire oggetti con il legno e con la pietra… ragion per cui viene chiamato Homo habilis. Ed è anche questo il motivo (per la capacità di saper lavorare la pietra) che ha inizio quella che chiamiamo Età della pietra.
Lavorare la pietra. E chissà che con qualche pietra e un bastone non sia in grado di difendersi con più successo dall’attacco dello smilodonte.
Il tempo trascorre e un milione e mezzo di anni fa questi ominidi, abili a usare le mani, si mettono anche stabilmente su due piedi, in stazione eretta, molto utile per guardare lontano e avvistare sia le prede da cacciare, sia i predatori da cui difendersi.
Il nome di questo ominide più evoluto è perciò Homo erectus, il quale oltre a vedere da più lontano (il solito smilodonte) e poter fuggire con un certo anticipo, può tenerlo a bada imparando a usare un elemento di cui il mammifero preistorico ha una certa paura, il fuoco!
Fossili di Homo erectus sono stati ritrovati in Cina vicino Pechino e per questa ragione l’ominide è stato chiamato uomo di Pechino.

Non più ominidi ma uomini
Abbiamo dunque fatto la conoscenza di Lucy e dell’uomo di Pechino. Procediamo avanti nel tempo e arriviamo a 100.000 anni fa quando nella valle di Neander, che si trova nell’attuale Germania, si scoprono le ossa di un vero e proprio uomo, non più un ominide, che viene chiamato uomo di Neanderthal, nome scientifico: Homo sapiens neanderthalensis.
Che cosa ha imparato a fare questa nuova specie umana, più alta, più robusta e un po’ meno pelosa rispetto agli ominidi precedenti?
- Essendo meno peloso e avendo più freddo, impara a coprirsi con le pelli e le pellicce degli animali.
- Sa accendere il fuoco che usa, oltre che per scaldarsi e difendersi dagli animali, anche per cuocere il cibo.
- Costruisce degli oggetti con la pietra e il legno.
- Non vive più solo dentro le grotte ma costruisce e abita in capanne.
- Seppellisce i morti.
35.000 anni fa, però, misteriosamente l’uomo di Neanderthal si estingue, sparisce dalla faccia della Terra, forse a causa della competizione con una specie umana più evoluta.
Qual è questa specie umana più evoluta che avrebbe soppiantato l’uomo di Neanderthal?
É la specie umana alla quale apparteniamo: l’Homo sapiens sapiens.

L’Homo sapiens
Certo, dobbiamo sempre fare un passo indietro di 40.000 anni quando compare in Europa, ma è del tutto simile a come siamo noi adesso.
I primi resti dell’Homo sapiens sapiens vengono ritrovati in Francia e prendono il nome di Crô-Magnon, dal nome della località dove sono stati scoperti.
L’Homo sapiens sapiens sa fare tutto quello che i precedenti ominidi e uomini sapevano fare, ma migliora decisamente le sue capacità:
- Parla meglio e inventa un linguaggio per comunicare che diventa sempre più complesso.
- Inizia a trasformarsi, se così si può dire, in un artista. Infatti, dipinge sulle pareti delle caverne degli animali, che altro non sono le prede che vorrebbe catturare e mangiare.
- Migliora le sue capacità di costruire abitazioni. Non più solo grotte e capanne ma, per difendersi meglio dagli animali feroci impara a fabbricare delle case su delle palafitte lungo i corsi d’acqua.
- Inoltre, l’Homo sapiens non si limita a seppellire i propri morti ma comincia a elaborare dei veri e propri pensieri magici che riguardano la vita oltre la morte.
